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La pernice bianca si costruisce un iglù

La neve isola: questa caratteristica, ben nota agli Inuit, è la stessa sfruttata dalle pernici bianche per sopravvivere agli inverni glaciali. A procurare loro un isolamento ottimale contribuisce però anche uno speciale meccanismo di adattamento del piumaggio.

Le pernici bianche sono gli unici uccelli alpini che mutano colore della livrea. Bruno d’estate, il loro manto si fa candido e più fitto d’inverno, consentendo alla specie di difendersi dai predatori e di proteggersi dal freddo. Durante la stagione invernale, il folto piumaggio bianco che ne ricopre interamente le zampe lasciando scoperti solo gli artigli offre a questi uccelli anche un secondo vantaggio: oltre a isolare dal freddo, crea una sorta di «effetto ciaspola» che permette loro di muoversi meglio sul terreno senza sprofondare nella neve.

La livrea invernale della pernice bianca risulta peraltro particolarmente efficace contro le temperature rigide delle regioni di montagna. Le penne candide sono infatti dotate di una barbula piumosa supplementare che ha un elevato potere isolante (cfr. Ill. 1). All’interno della sostanza di cui sono composte, le penne contengono inoltre bolle d’aria microscopiche. Meno presenti in quelle scure, queste bollicine d’aria sono più frequenti nelle penne bianche, accrescendone così il coefficiente d’isolamento.

Penne di pernice bianca con barbule piumose

Ill. 1: Penne di pernice bianca con barbule piumose

Al riparo sotto la neve

Per risparmiare il massimo di energie durante l’inverno e sfuggire ai predatori, di notte e talvolta anche nel mezzo della giornata le pernici bianche scavano delle tane nella neve. Allo spuntare del giorno abbandonano le loro tane in cerca di cibo con cui riempire il gozzo. Le pernici bianche scavano con le zampe delle tane nella neve fresca e vi si immergono fino a mezzo metro di profondità. Da qui scavano una galleria lunga circa mezzo metro che richiudono dietro di sé. In questa specie di iglù digeriscono la scorta di cibo. Lo stesso procedimento si ripete nel pomeriggio.

Gli spostamenti in volo sono ridotti al minimo indispensabile perché comportano un grande dispendio di energia. Dalle misurazioni che sono state effettuate è emerso che anche a temperature estremamente rigide (p. es. nella Siberia nord-orientale, con una temperatura esterna compresa tra -40 e -50°C e venti fortissimi), all'interno dei cunicoli scavati nella neve la colonnina non scende sotto i -4°C e non supera -1°C . Anche quando le piante di cui si nutrono sono gelate e ricoperte di uno strato di ghiaccio, le pernici bianche sono in questo modo in grado di mantenere il loro bilancio energetico. Il presupposto essenziale è che gli animali non vengano disturbati.

Tana

Neve isola © CRP

Le perturbazioni hanno gravi conseguenze

Un corpo in avvicinamento provoca già a 300 metri di distanza vibrazioni in grado di spaventare una pernice bianca e metterla in fuga, costringendola ad abbandonare la sua tana ben isolata. Non soltanto l’animale disperde così molte preziose riserve d’energia, ma è pure costretto a interrompere la digestione del pasto consumato, un processo anch’esso dispendioso sotto il profilo energetico. Lo sciatore fuori pista, lo sci-alpinista o l’escursionista in racchette da neve che ha allarmato la pernice bianca con ogni probabilità non si è accorto di nulla.

Pernice bianca, immagine: Boaworm

Pernice bianca con manto invernale

Tracce di pernice bianca