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Domande frequenti (Frequently Asked Questions)


Perché occorrono zone di tranquillità?

Risposa

Le attività del tempo libero e la pratica sportiva nella natura è notevolmente aumentati negli ultimi decenni. Molte aree, che prima in inverno erano lasciate indisturbate, sono oggi sfruttate.

Durante la stagione fredda, gli spazi vitali degli animali selvatici si riducono già notevolmente per motivi naturali. Gli animali riducono i loro spostamenti e restano nelle zone che offrono ancora cibo sufficiente. In tali zone gli animali necessitano di tranquillità e sono molto sensibili ai disturbi.

La delimitazione di zone di tranquillità aiuta a proteggere tali aree. Di regola, vengono delimitate le zone in cui sorgono conflitti o in cui è attesa una crescita delle attività del tempo libero.


Cosa si intende per «disturbo»?

Risposa

Un disturbo è un cambiamento provocato dall’uomo nel comportamento, nelle condizioni fisiche o nel luogo di sosta di un animale che ha conseguenze negative sul singolo animale o sulla popolazione. Se si tratta davvero di un disturbo, dipende dalla durata, dal luogo, dalla frequenza e dall’intensità dell’avvenimento che provoca detto disturbo.

Gli animali reagiscono in maniera più sensibile ad avvenimenti non prevedibili. Allo stesso modo, è problematico per gli animali incontrare l’uomo in determinati luoghi per loro importanti, come le zone di riproduzione o di allevamento dei cuccioli e le aree in cui si nutrono o si riposano.

Per valutare se si tratta in effetti di un disturbo vengono utilizzati diversi criteri: a) perdita di spazio vitale per una popolazione (p. es. spazi importanti per il nutrimento), b) indebolimento degli individui e/o riduzione del numero di individui di una popolazione, c) conseguenze su altri elementi dello spazio vitale (danni alla vegetazione ecc.).


Esistono studi scientifici che dimostrano gli effetti negativi delle attività del tempo libero sugli animali selvatici?

Risposa

Che le attività del tempo libero abbiano effetti negativi sulla fauna selvatica è stato documentato da fonti attendibili (p. es. Arnold 2004, Ingold 2005). I disturbi provocati dalle attività del tempo libero provocano, nella maggior parte degli animali selvatici, comportamenti simili a quelli adottati per evitare i predatori (Boldt 2009).

In inverno gli animali selvatici devono risparmiare le energie. Una fuga causata da un disturbo ha come conseguenza un elevato consumo di energia che, nel peggiore dei casi, può portare anche alla morte dell’animale. I risultati delle ultime ricerche mostrano inoltre che gli animali selvatici (come ad esempio i tetraoni) reagiscono ai disturbi con concentrazioni più elevate di ormoni dello stress (Mollet & Thiel 2009).

A lungo termine, lo stress è generalmente dannoso per il sistema immunitario e quindi anche per la sopravvivenza degli animali selvatici. L’esempio del fagiano di monte ha consentito di dimostrare che i disturbi hanno effetti negativi sulla sopravvivenza e sulla riproduzione di questa specie di tetraoni (Arlettaz et al. 2007)

Arlettaz, R., Patthey, P., Baltic, M., Leu, T., Schaub, M., Palme, R., Jenni-Eiermann, S. (2007): Spreading free-riding snow sports represent a novel serious threat for wildlife. Proc. R. Soc. B 274: 1219-1224.
Arnold, W., Ruf, T., Reimoser, S., Tataruch, S., Onderscheka, K., and Schober, F. (2004). Nocturnal hypometabolism as an overwintering strategy of red deer (Cervus elaphus). Am J Physiol Regul Integr Comp Physiol (286): 174-181.
Boldt, A. (2009): Ruhe ist überlebenswichtig – Wildruhezonen als Instrument des Artenschutzes. Wildbiologie 4/36.
Ingold, P. (2005): Freizeitaktivitäten im Lebensraum der Alpentiere. Konfliktbereiche zwischen Mensch und Tier mit einem Ratgeber für die Praxis. Haupt Verlag, Bern.
Mollet, P., Arlettaz, R., Patthey, P., Thiel, D. (2007): Birkhühner und Auerhühner brauchen Schutz vor Störungen. Faktenblatt. Schweizerische Vogelwarte, Sempach.
Mollet, P., Thiel, D. (2009): Wintertourismus beeinflusst das Verhalten und die Stressphysiologie des Auerhuhns. Schweiz. Zeitschrift für Forstwesen 160: 311- 317.


Negli studi scientifici sul disturbo arrecato agli animali selvatici viene spesso analizzata la concentrazione di ormoni dello stress nelle feci. Un’alta concentrazione di ormoni dello stress nelle feci è da considerarsi automaticamente negativa?

Risposa

Gli ormoni dello stress mobilitano le riserve corporali di un essere vivente in caso di stimolo ambientale particolare. Il metabolismo aumenta (p. es. riduzione dei grassi accelerata): l’animale è in stato d’allarme. In caso di fuga, il livello degli ormoni dello stress aumenta in modo da portare il metabolismo il più velocemente possibile dalla “modalità di risparmio” invernale fino a pieno ritmo.

Gli ormoni dello stress nelle feci sono dunque un indicatore importante dell’impatto sull’animale. Le reazioni di fuga dagli appassionati di sport invernali vanno ad aggiungersi alle fughe naturali dai predatori. Questo stress può risultare fatale per gli animali. Un aumento degli ormoni dello stress per un periodo troppo lungo può portare a un indebolimento del sistema immunitario e a ridotte possibilità di riproduzione.

Gli animali si adattano facilmente alla situazione naturale per quanto riguarda i predatori ma, confrontati alle diverse attività del tempo libero, tale adattamento spesso non riesce. Alla luce di queste considerazioni, un’alta concentrazione di ormoni dello stress nelle feci deve essere interpretata come un fattore negativo.


Perché è importante rispettare non solo le specie protette/minacciate ma anche le specie più diffuse?

Risposa

Anche le specie diffuse e cacciabili hanno diritto a uno spazio vitale. Le attività del tempo libero possono costringere gli animali ad abbandonare i luoghi adatti. I camosci ad esempio devono abbandonare le regioni alpine aperte per i boschi di montagna.

A essere esposte ai disturbi invernali sono soprattutto le specie di animali abituati alle difficili condizioni invernali in montagna. Gli ungulati ruminanti (camosci, caprioli, cervi, stambecchi) e i tetraoni (galli cedroni, fagiani di monte, pernici bianche) sono particolarmente toccati a causa dei loro adattamenti fisiologici. Solo grazie agli adattamenti del sistema digestivo tali specie riescono a trarre sufficienti energie dal cibo invernale povero di sostanze nutritive ma ricco di fibre. Tra queste, solo il gallo cedrone è minacciato.

Tuttavia la regione alpina rappresenta per tutte una parte importante dello spazio vitale di tutte queste specie che sono parte integrante della biocenosi di tale area. La legislazione in materia di protezione della natura e del paesaggio stabilisce chiaramente che la biodiversità locale deve essere protetta. Alla biodiversità locale appartengono anche le specie più diffuse nel loro spazio vitale naturale.


Gli animali possono abituarsi agli sportivi e smettere di considerarli una minaccia?

Risposa

La capacità di adattamento è differente per ogni specie. Un’abitudine può radicarsi solo in presenza di situazioni prevedibili. Le attività del tempo libero dovrebbero dunque concentrarsi su percorsi prestabiliti. Oggi il comportamento degli sportivi varia in maniera significativa nello spazio come nel tempo ed è imprevedibile per gli animali.

In caso di disturbi ripetuti e imprevedibili, gli animali possono reagire in maniera sempre più marcata e fuggire sempre più lontano. In questo caso si parla di sensibilizzazione, un fenomeno poco conosciuto. Le forti reazioni passano generalmente inosservate. L’animale spaventato si rannicchia o è già fuggito prima di essere visto.

Un’abitudine può stabilirsi solo se l’uomo diventa prevedibile per gli animali, ad esempio se si muove sempre lungo un percorso segnalato e molto frequentato. È quindi importante che nel bosco vengano utilizzati solo i sentieri e i percorsi segnalati (regola 2 della campagna «Chi rispetta protegge»).


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